Posto i materiali dell'incontro di stasera:
Oggi le possibilità di interazione tra le culture sono notevolmente aumentate dando spazio a nuove prospettive di dialogo interculturale, un dialogo che, per essere efficace, deve avere come punto di partenza l'intima consapevolezza della specifica identità dei vari interlocutori. Non va tuttavia trascurato il fatto che l'accresciuta mercificazione degli scambi culturali favorisce oggi un duplice pericolo. Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente: le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti e tra loro interscambiabili. Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale; sul piano sociale il relativismo culturale fa sì che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico e, quindi, senza vera integrazione. In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall'appiattimento culturale e dall'omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. In questo modo viene perduto il significato profondo della cultura delle varie Nazioni, delle tradizioni dei vari popoli, entro le quali la persona si misura con le domande fondamentali dell'esistenza. Eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Così, le culture non sanno più trovare la loro misura in una natura che le trascende, finendo per ridurre l'uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l'umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione.
Benedetto XVI, Caritas in veritate, n°26
Benedetto XVI, Caritas in veritate, n°26
[Molti] sono quelli che giungono solo alla tolleranza, al riconoscimento di ciò che ormai non si può più negare, [altri,] egoisti e partigiani camuffati, […] assumono un atteggiamento molto obiettivo per camuffare il loro perfido giuoco.
Friedrich Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, Adelphi, 2009, pp. 49-50
La carità non esclude il sapere, anzi lo richiede, lo promuove e lo anima dall'interno. Il sapere non è mai solo opera dell'intelligenza. Può certamente essere ridotto a calcolo e ad esperimento, ma se vuole essere sapienza capace di orientare l'uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, deve essere “condito” con il «sale» della carità. Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l'amore. [...] Nei confronti dei fenomeni che abbiamo davanti, la carità nella verità richiede prima di tutto di conoscere e di capire, nella consapevolezza e nel rispetto della competenza specifica di ogni livello del sapere. La carità non è un'aggiunta posteriore, quasi un'appendice a lavoro ormai concluso delle varie discipline, bensì dialoga con esse fin dall'inizio. Le esigenze dell'amore non contraddicono quelle della ragione. Il sapere umano è insufficiente e le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell'uomo. C'è sempre bisogno di spingersi più in là: lo richiede la carità nella verità. Andare oltre, però, non significa mai prescindere dalle conclusioni della ragione né contraddire i suoi risultati. Non c'è l'intelligenza e poi l'amore: ci sono l'amore ricco di intelligenza e l'intelligenza piena di amore.
Benedetto XVI, cit., n°30
L'uomo moderno si porta in giro un'enorme quantità di indigeribili pietre del sapere […] Il sapere che viene preso in eccesso, senza fame, anzi contro il bisogno, oggi non opera più come motivo che trasformi e spinga verso l'esterno, ma rimane nascosto in un certo caotico mondo interno, che l'uomo moderno designa con strana superbia come l' “interiorità” a lui propria. […] Ne nasce un'abitudine a non prendere più sul serio le cose reali.
F. Nietzsche, cit., pp. 32-34
Scusate, c'era un problema con i commenti, ora dovrebbe essere risolto...
RispondiEliminaVi lascio il link di uno spezzone interessante e divertente, dal film "A serious man"... purtroppo è sottotitolato in inglese, sorry...
http://www.youtube.com/watch?v=4MN0w-Lm1h4&feature=related
Secondo me, i valori-guida del nostro gruppo culturale dovrebbero, o meglio potrebbero, essere:
RispondiElimina- COLLABORAZIONE, soprattutto tra di noi ma anche nei confronti di chi avrà voglia di aiutarci
- RESPONSABILITA', prendendo questa "avventura" seriamente
- APERTURA, verso l'esterno e la realtà, anche del nostro territorio nello specifico
- COMUNICAZIONE, per evitare che tra di noi rimanga qualcosa di inespresso
- LEALTA', la nostra è una squadra e come tale deve tendere unita verso obiettivi comuni
- FIDUCIA, in noi e nelle nostre capacità
- TESTIMONIANZA, dobbiamo ricordarci che ciò di cui noi vogliamo parlare rimane la nostra esperienza di cristiani nel 2010
- METTERSI in GIOCO, affinché il risultato finale rispecchi l'individualità di ciascuno di noi
Come disse mons.Sigalini lo scorso anno, l'oratorio è un PONTE che deve inevitabilmente collegarsi alla realtà parrocchiale; penso che la nostra sfida sia proprio questa: costruire un ponte!
Buona settimana!!! =)